Palazzo Ceriana-Mayneri
C.so Stati Uniti, 27
scala a destra, II piano
10128 Torino
tel: 011 533890
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PEC
Si ricorda a tutti i colleghi iscritti all'Ordine del Piemonte che, in
base alla legge 2/2009, tutti gli iscritti a un ordine professionale
hanno l'obbligo di dotarsi di un indirizzo di Posta Elettronica
Certificata.
Il contratto per la PEC (gratuita per un anno) a tutti gli iscritti che l'Ordine Regionale del Piemonte aveva stipulato con Poste Italiane è decaduto. Per ottenere un indirizzo PEC consultare il sito dell'Ente nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (http://www.digitpa.gov.it/pec).
I colleghi che hanno attivato la PEC sono invitati a comunicarlo agli uffici dell’Ordine (
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oppure
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Venerdì 14 giugno si è insediato il Collegio dei Revisori dei conti dell'Ordine dei Giornalisti del Piemonte composto da Giuseppe Biasutti, Luca Rolandi e Raffaele Sasso .
Si è proceduto all'elezione del Presidente che è risultato il collega Sasso con 3 voti a favore.
E’ mancato Bruno Perucca, 79 anni, giornalista sportivo della «Stampa», dove ricoprì a lungo il ruolo di inviato di punta nel settore del calcio, affacciandosi anche all’atletica leggera, al ciclismo, alla boxe.
Seguì la Nazionale dai Mondiali del 1974 fino a fine Anni 80, per molto tempo facendo coppia con Giovanni Arpino.
Quando gli azzurri vinsero il titolo a Madrid 1982 Perucca e Arpino ottennero un successo personale particolare, perché furono fra i pochissimi a difendere l’operato del ct Enzo Bearzot, che dopo le prime deludenti partite era travolto dalle critiche. Perucca fu anche apprezzato come presidente del Circolo della Stampa-Sporting, carica che tenne per quasi diciott’anni, fino al 2002.
Venerdì 7 giugno una gigantografia di Domenico Quirico è stata affissa sulla facciata di Palazzo Ceriana Mayneri a Torino. L'iniziativa è dell'Ordine dei Giornalisti del Piemonte, dell'Associazione Stampa Subalpina e del Circolo della Stampa. L'inviato della "Stampa" in Siria, che giovedì ha finalmente potuto telefonare alla moglie dopo due mesi di silenzio, è ritratto da un suo consueto compagno di lavoro, Fabio Bucciarelli, coraggioso fotoreporter freelance, che ha documentato molti conflitti e le Primavere arabe. Alla cerimonia hanno partecipato il direttore della Stampa e le massime rappresentanze istituzionali del giornalismo piemontese.
Le immagini che pubblichiamo sono di Maurizio Bosio.
Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte questa mattina ha eletto presidente Alberto Sinigaglia, vice-presidente Ezio Ercole, segretario Andrea Caglieris. Il Consiglio è inoltre composto da Emmanuela Banfo, Mario Bosonetto, Franca Giusti, Franco Leonetti, Giorgio Levi, Maria Teresa Martinengo.
Revisori dei conti: Giuseppe Biasutti, Luca Rolandi e Raffaele Sasso.
Nel Consiglio nazionale i giornalisti del Piemonte saranno rappresentati da Giampaolo Boetti, Antonio Borra, Mauro Bossola, Marco Caramagna, Lorenzo Del Boca, Gianni Dimopoli, Beppe Gandolfo, Gianluca Marchetti e Gianni Stornello.
In apertura di seduta il Consiglio ha reso omaggio a Domenico Quirico auspicando il più sollecito ritorno tra noi.
Il Presidente del Tribunale di Torino Luciano Panzani ha insediato il Consiglio di disciplina. Ne fanno parte Francesco Antonioli, Daniela Bianco, Marina Cassi, Remo Pecorara, Gianfranco Quaglia, Renato Rizzo, Sergio Ronchetti, Antonio Sgroi, Maria Valabrega.
Nel PDF allegato (clicca qui per scaricarlo) la composizione e le funzioni del nuovo Consiglio di disciplina previsto dalla legge di riforma dell'Ordine cui sono affidati i compiti di istruzione e decisione dei ricorsi in materia disciplinare.
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 20 febbraio 2013 )
Che cosa è rimasto? Trentacinque anni dopo, di una stagione orribile, che seguiva ad altre spaventose e ne precedeva forse di peggiori, che cosa è rimasto? Quella volta, in una grigia giornata di mezzo novembre del 1977, mercoledì 16, giorno di santa Gertrude, le Brigate rosse tentarono di strangolare un'idea e per realizzare il progetto assassinarono colui che la diffondeva e difendeva: l'idea era quella semplice eppur così complicata chiamata democrazia; l'uomo era Carlo Casalegno, vice-direttore de «La Stampa», «un fedele, onesto e coraggioso servitore dello Stato democratico: non credo che io, i suoi colleghi, i suoi lettori, potremmo trovare definizione migliore», scrisse il direttore Arrigo Levi.
In quattro per tendere agguato a un cittadino coraggioso ma inerme. Un'azione di guerra, secondo le bierre ormai prigioniere di quel labirinto tremendo che è il terrorismo, un atto di impudica vigliaccheria. Gli spararono nell'androne di casa, quattro colpi in viso con una rivoltella Nagant calibro 7,62, scelta perché usata dai bolscevichi e tanto bastava per illudere chi la impugnava di essere un «rivoluzionario». «Il professore», come lo chiamavamo al giornale, morì il 29.
Tutto era grigio, in quel tempo, i colori pareva esserseli portati via, un secolo prima, la bomba scoppiata nella Banca dell'Agricoltura di piazza Fontana, a Milano, il 12 dicembre 1969. Da quella che fu chiamata la «strage di Stato», si era sprigionata la paura del colpo di Stato, e c'era chi, come l'editore Giangiacomo Feltrinelli, e poi le Br, per opporsi al ritorno del fascismo aveva scelto la clandestinità.
L'idea brigatista era quella di far leva sul proletariato, le fabbriche sarebbero insorte e il vecchio spazzato via come ciarpame. Una scommessa perduta, i troppi giorni scanditi dagli agguati, dai ferimenti, dalle uccisioni, dalla propaganda delle armi che, secondo le bierre doveva soppiantare l'arma della propaganda, convinsero gli operai che la strada imboccata aveva portato non alla rivoluzione ma al terorrismo. E non imbracciarono il fucile. Lo smacco non fece mutar idea alle Brigate rosse e ad altre formazioni clandestine, al contrario pareva spronarle a proseguire sulla via della ferocia.
Bisognava raccontare sul giornale quei fatti e quei misfatti. Casalegno li analizzava con coraggio e lucidità non comuni. Anche altri lo fecero, a «La Stampa», come Clemente Granata, autore di cronache straordinarie sul processo al così detto «nucleo storico» delle Brigate rosse. Qualcuno preferì mimetizzarsi in un cono d'ombra: ma non è una colpa, perché un pezzo, a volte un solo termine, potevano trasformare l'autore in bersaglio. Ma al contrario della città, oppressa da un velo impalpabile di paura, il giornale reagiva sorretto dall'idea di essere nel giusto a difendere il diritto di offrire ai lettori cronache puntuali, in altri termini, il diritto alla libertà.
Casalegno fu ucciso perché non aveva mostrato né paura né incertezze e neppure aveva ceduto alla suggestione della creazione di uno Stato forte: «Non servono leggi speciali per combattere l'eversione», sostenne nel suo ultimo articolo, come gli altri intollerabile per i terroristi. Che lo ammazzarono, senza capire che non avrebbero potuto farlo con le sue idee. Coraggio, rigore, lucidità, anche il sorriso: di lui ricordiamo tutto, ma di loro, che cosa è rimasto?
A far data dal primo gennaio 2013 le domande di iscrizione all'albo dovranno avvenire esclusivamente attraverso la posta elettronica, eventualmente anche certificata(PEC).
Si accetterà su carta soltanto la documentazione relativa agli articoli e ai pagamenti. La documentazione verrà restituita all'atto del ritiro della tessera. Qualora non venisse ritirata, verrà cestinata.
Resta inteso che fino al primo gennaio 2013 le domande potranno essere inoltrate anche su carta. Ricordiamo che, in base alla legge 2/2009, tutti gli iscritti a un ordine professionale hanno l'obbligo di dotarsi di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC).