Consiglio Odg e corso di formazione a Casale Monferrato


  Seconda tappa del tour delle province da parte dell’Ordine dei Giornalisti. Martedì 9 maggio appuntamento a Casale Monferrato per i colleghi della provincia di Alessandria. In mattinata si è riunito il Consiglio, mentre nel pomeriggio è stato organizzato un corso di formazione professionale incentrato sul sessantesimo anniversario della legge istitutiva dell’Ordine, nel salone Marescalchi del Castello di Casale Monferrato. L’introduzione è toccata allo storico del giornalismo Mauro Forno che ha raccontato della nascita dell’albo in epoca fascista “a garanzia di un ruolo professionale che prima non esisteva”, della nascita della prima scuola di giornalismo, e dell’opera di epurazione dei giornalisti non allineati portata avanti da Ermanno Amicucci, segretario del sindacato fascista dei giornalisti. Il presidente Stefano Tallia: “Dalla legge istitutiva, l’Ordine ha avviato processi di autoriforma parziale, mai ratificati dalla legge. Parliamo di un organismo che ha grande impatto sui meccanismi democratici. Se domani scomparisse l’Ordine, ci vorrebbe comunque qualcuno che si occupasse del rispetto delle regole deontologiche. Si porrebbe un problema concreto di controllo e vigilanza”. Il presidente Tallia è quindi intervenuto sul tema dell’accesso al praticantato: “L’Ordine nazionale ha varato nuove linee guida orientate all’apertura verso nuove professioni, ma il Ministero della Giustizia è intervenuto richiamando al rispetto della legge. Dunque siamo oggi in una situazione di stallo. Un impasse che evidenzia la necessità di arrivare ad una riforma della professione.  Dovremmo arrivare al Parlamento con un progetto di riforma condiviso da tutta la categoria”. Il vicepresidente Ezio Ercole è intervenuto sottolineando tra l’altro che: “La legge 3 febbraio 1963 è frutto di una lunga gestazione con due linee di pensiero; la prima – con Luigi Einaudi – che considerava l’istituzione di un ordine dei giornalisti dannoso per la creatività dell’operatore della informazione, funzione non comprimibile in un albo. La seconda – con Guido Gonella – invece prediligeva il dato professionale e quindi inseriva il giornalista in un percorso di ‘mestiere’ tutelato e con il fine precipuo di garantire al lettore una informazione trasparente, corretta e veritiera”: vinse questa tesi con una votazione trasversale a tutti i gruppi politici presenti in Parlamento. A chiudere l’incontro un focus dedicato al ruolo delle donne nell’informazione della segretaria Maria Teresa Martinengo: “Lo avevamo gia fatto ad Alba in occasione dell’8 marzo, ma abbiamo deciso di ripeterlo ad ogni incontro. Sono temi a cui teniamo. Tanto che il 3 maggio, in occasione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, abbiamo consegnato la tessera d’onore a Sepideh Gholian, giornalista iraniana incarcerata. L’hanno ritirata quattro attivisti iraniani”. I numeri: “Sono soltanto 476 le professioniste su un totale di 1.330; 1.997 le giornaliste pubbliciste su un totale di 5.111 iscritti all’albo. Le direttrici di testate sono appena il 21%. Solo il 30% dei redattori, e il 38% dei capiservizio è donna. Persiste ancora una forte disparità salariale. Insomma, anche nella nostra professione manca equilibrio, il percorso è lento”.Quando le donne diventano notizia? – si è chiesta la segretaria -. Quasi esclusivamente se vittime di violenza”. Maria Teresa Martinengo ha quindi ricordato la figura di Gabriella Poli, capocronista del quotidiano La Stampa tra il 1977 e il 1981, prima donna a rivestire quel ruolo in Italia. Tanto che venne intervistata da giornali concorrenti, anche dal Corriere della Sera. Un nome per troppo tempo dimenticato. In suo onore, nel 2019, è stata intitolata una scuola nel quartiere di Porta Palazzo a Torino.  

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