Formazione, l’Ordine replica al Corriere sul “caso Rizzo”


L’Ordine dei giornalisti del Piemonte, a firma di tutti i consiglieri, scrive a Il Corriere della Sera sul “caso Rizzo” e sulla questione della Formazione professionale. La lettera è stata pubblicata in “interventi e repliche” a pagina 57 di sabato 6 dicembre.

Sul Corriere di domenica 30 novembre l’articolo di Sergio Rizzo (“Giornalisti a punti, la farsa dei corsi”) e lunedì la risposta del presidente dell’Ordine nazionale Enzo Iacopino, hanno fatto discutere sugli eventi formativi e di aggiornamento, ai quali una legge dello Stato obbliga da quest’anno anche chi lavora nell’informazione.

L’Ordine dei giornalisti del Piemonte, pur consapevole che la legge poteva essere migliore e meglio interpretata, ha preferito astenersi dalle polemiche e trasformare l’obbligo in una opportunità per la categoria. Si è impegnato nell’offrire ai colleghi occasioni di ragionare sul proprio presente, sul futuro, e di prepararsi ad affrontarlo, andando oltre le chiacchiere di certe Cassandre della stampa, dei guru della telematica, degli idolatri della tecnologia.

Abbiamo puntato sulla qualità per offrire ai colleghi incontri interessanti, utili, attraenti. Abbiamo deciso che fossero tutti gratuiti, sapendo quanti giornalisti affrontino compensi vergognosi, difficoltà economiche, disoccupazione.

Tra marzo e dicembre abbiamo tenuto a Torino, Asti, Cuneo, Alessandria, Vercelli, Novara e nelle città minori 67 eventi formativi su giornalismo digitale, deontologia, informazione scientifica, culturale, musicale, agroalimentare, sulla sanità, sul diritto di famiglia e quello delle persone di minore età, su cyberbullismo, calcio, destino della fotografia. Di guerra, di Europa, di Vicino Oriente hanno parlato: Bernardo Valli, Maurizio Molinari, Gianni Riotta, la giornalista e poetessa libanese Joumana Haddad. Di ambiente Luca Mercalli. Di giustizia Luciano Violante e Armando Spataro. Di mutamenti linguistici Stefano Bartezzaghi. Per non parlare di tanti altri relatori preparati e di alto livello, nessuno dei quali ha chiesto un compenso. Alcuni appuntamenti hanno raggiunto 800 presenze.

La nostra non è una difesa corporativa, non vogliamo rivendicare i meriti del giornalismo piemontese (ai cui seminari peraltro partecipano colleghi di altre regioni), né tantomeno proporre confronti. Ma testimoniare che si è fatta e si fa pure seria formazione, con una crescente consapevolezza della categoria e con la collaborazione di università, teatri, istituzioni, associazioni industriali e sindacali. Anche questa è una strada perché il giornalismo italiano ritrovi affidabilità, attendibilità.

Firmato: Alberto Sinigaglia, Ezio Ercole, Andrea Caglieris, Giorgio Levi, Emmanuela Banfo, Mario Bosonetto, Franca Giusti, Franco Leonetti, Maria Teresa Martinengo.

Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte.

 

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